Ingabbiato nella dinamica della scelta tra due opzioni
contrastanti, il consenso viene convogliato verso un insieme definito (il raggruppamento di potere), composto da
gruppi di potere omogenei.
Questi alimentano artatamente la contrapposizione,
rendendola parossistica ed alienante (si è disposti, infatti, a
rinunciare alle proprie capacità critiche pur di sostenere una delle due parti
contrapposte), in questo modo vincolando patologicamente coloro che si lasciano
irretire dall’eccitazione del contrasto.
Il raggruppamento ottiene una costante alimentazione dalle
energie psichiche degli elettori, le quali consolidano il sistema producendo all’esterno (cioè agli occhi degli stessi elettori) un’immagine derivante dalla
medesima energia che gli elettori hanno prodotto.
Chi esprime il consenso fornisce l’energia sufficiente a produrre
un’immagine del sistema che rifletta l’intenzione originaria dell’elettore. Uno
stato alterato di coscienza – potenziato dall’eccitazione dell’appartenenza ad
uno degli aggregati in lizza – induce a vedere il sistema come una proiezione
del mondo interiore, e, pertanto, come una realtà legittimata dalla scelta
compiuta.
Nel regime democratico, il consenso è lo strumento con cui
viene sintetizzato nella coscienza alterata dell’elettore l’antidoto al rigetto
del raggruppamento di potere esistente.
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