Non dovrebbe riuscire
difficile riconoscere, riprendendo l’insegnamento di Platone, che affidare la
selezione della "classe politica" a chi non ha alcuna conoscenza della politica è una
contraddizione in termini. L’ennesima...
La gestione del consenso nei
regimi democratici è una questione primaria, molto più importante dell’operazione
di riadattamento dei programmi "politici" alle mutate situazioni. Quest’ultima, infatti,
rientra nella routine di qualsiasi
gruppo di potere e costituisce solo l’aspetto esteriore della cosiddetta "competizione elettorale".
Nell’epoca in cui si
dispiegano complesse strategie persuasive allo scopo di formare schiere
compatte e affidabili di consumatori, il gruppo di potere che volesse semplicemente
affidarsi alla pubblicazione di un programma politico per garantirsi un
consenso finirebbe per subire l’imprevedibilità dei flussi di energia provenienti
dal corpo elettorale.
Per essere compreso nei suoi
dettagli, nelle conseguenze che potrà avere a medio e lungo termine, nonché
nella validità effettiva delle proposte avanzate, un programma politico richiede
un’accurata analisi, che non può essere certo richiesta ad una folla indistinta. A questa,
che, come s’è visto, reagisce per vie lontane dalla razionalità, vanno proposti
slogan e parole d’ordine secondo una modalità che ricorda la recitazione dei
mantra. La ripetizione genera, così, un meccanismo di accettazione automatica,
per cui si rendono accettabili concetti che in precedenza si sarebbero reputati
estranei.
Il consenso non può essere lasciato libero di autodeterminarsi.
Un gruppo, che miri a restare inscritto nel perimetro di potere proprio ad uno
specifico sistema, deve eliminare l’imprevedibilità e acquisire la capacità di predefinire
le scelte degli elettori attraverso forme di coazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nessun commento:
Posta un commento