La nevrosi, generata nel partecipe
(l’elettore dispensatore di consenso) dall’atto del “prendere parte”, è il
frutto di un meccanismo di rimozione che richiede una costante produzione di
energia per giustificare l’accettazione dell’inaccettabile e accogliere in sé,
in maniera apparentemente indolore, la contraddizione.
La scelta, però, è compiuta,
dunque si appartiene, e tuttavia le
maggiori difficoltà dell’esistenza non sono neppure sfiorate. L’irreversibilità
della condizione di crisi in cui si versa suscita un ininterrotto senso di frustrazione e, paradossalmente, un più
ottuso istinto di appartenenza,
nonostante si percepisca la completa mancanza di peso dell’azione del singolo.
Le fondamenta del potere nei
regimi democratici sono poggiate, dunque, sulla nevrosi provocata dalla
costante necessità di rimuovere la contraddizione insita nell’obbligo interiore
di partecipare ad un sistema in cui l’azione del singolo è del tutto irrilevante. Da un lato,
quindi, l’individuo avverte l’interiore obbligo a partecipare, dall’altro
riconosce quanto sia irrilevante la propria partecipazione.
Questo aspetto della dinamica
dei regimi democratici dimostra la sostanziale irrazionalità di questi sistemi di potere.
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