Nel regime democratico le
fonti di energia sono rappresentate dal consenso manifestato dagli elettori.
Tuttavia, se il consenso
fosse lasciato libero di autodeterminarsi, la risorsa energetica che esso
costituisce sarebbe ingestibile, ovvero sarebbe impossibile una programmazione
dello sfruttamento della risorsa. In assenza di programmazione, il gruppo è
destinato all’estinzione, vittima delle variazioni momentanee dei flussi di
energia.
Occorre neutralizzare,
dunque, l’imponderabilità del consenso attraverso l’impiego di strumenti di
stabilizzazione. Gli strumenti di cui i regimi democratici moderni si sono
dotati, e che hanno dimostrato nel tempo la loro efficacia, possono essere tutti
ricondotti alla tecnica della “polarizzazione”. Come in un circuito a corrente
continua, esiste una direzione del flusso di energia, che, nel caso delle
dinamiche statuali odierne, va dall’elettorato (la fonte di energia) al
raggruppamento di potere (il dispositivo, semplice o complesso, che consuma
l’energia).
Nel sistema democratico odierno
vengono offerte agli elettori opzioni contrastanti.
Il contrasto risulta
estremamente efficace nell’ottenere una manifestazione di consenso. Esso,
infatti, innesca un meccanismo automatico nella volontà dell’elettore consistente
nell’istinto di prendere parte, anche in maniera incosciente. Nessuno,
infatti, è tanto stupido da non riconoscere razionalmente che nei gruppi che si
contendono la funzione amministrativa vi siano aspetti accoglibili e altri
sicuramente inaccettabili, ma l’istinto di partecipazione
induce a mettere da parte gli aspetti
inaccettabili della propria parte.
Solo l'esistenza di un forte meccanismo di rimozione permette di perdurare in questa situazione, ma ne consegue, necessariamente, una condizione di nevrosi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nessun commento:
Posta un commento